Restauro di Palazzo Traverso - Bisognini a Vicenza (sec. XVI) (VI)

Anno: 2005

Committente: Privato

Palazzo Traverso-Bisognini, affacciato sulla stretta Contrà Cabianca, presenta un piano terra trattato a bugnato leggero in cui si apre l’arcone d’ingresso, sopra cui si elevano due piani equivalenti e l’attico conclusivo; è uno dei primi edifici tradocinquecenteschi ad inserirsi nel circostante tessuto gotico continuo. Lo storico Franco Barbieri avanza l’ipotesi di un’attribuzione scamozziana, collocando quindi l’edifico tra il 1550 e il 1560; in ogni caso la critica è concorde sul fatto che l’ammodernamento dell’edificio sia avvenuto nella seconda metà del Cinquecento e che la soluzione a doppia serliana in facciata debba la sua origine al Quarto Libro del Serlio. E’ probabile che l’assetto attuale derivi dall’accorpamento di più edifici preesistenti di epoca medievale.


Al momento dell’intervento, il Palazzo si presentava massicciamente snaturato nelle strutture interne a causa delle modifiche apportate negli anni al fine di adeguarlo a esigenze funzionali sia abitative che produttive. L’obiettivo primario è stato quindi quello di ricostituire per quanto possibile gli spazi originari andati perduti nel corso dei secoli, parallelamente al recupero e restauro degli elementi decorativi superstiti nonché all’intervento su specifiche insufficienze strutturali. Prima di procedere alla stesura dell’esecutivo progettuale sono state eseguite un’adeguta analisi stratigrafica e una vasta campagna di saggi e analisi, al fine di accertare l’eventuale presenza di substrati originali sotto alle superfici visibili di scarso valore storico.

L‘apparato di fondazione non risultava soggetto cedimenti o stati di fatica; nel corso dei lavori sono state tuttavia rilevate delle incongruenze costruttive che avrebbero potuto compromettere la stabilità del fabbricato, come il mancato collegamento reciproco dei muri portanti. L’opera di ricollegamento delle strutture è stata fondamentale al fine di permettere la demolizione del solaio in latero-cemento aggiunto nel XX secolo, e poter così liberare una delle serliane in facciata che era stata da questo ostruita; nonostante la presenza di alcune zone irrimediabilmente deteriorate, è stato fortunatamente possibile riportare in esercizio gran parte dei solai originali. Per le porzioni ricostruite sono stati preferiti materiali compatibili con la tradizione regionale e, dove e quando possibile, si è ricorsi al riutilizzo di materiali provenienti dal Palazzo stesso.


La progettazione e l’esecuzione dei lavori hanno previsto l’eliminazione dei volumi aggiunti, delle controsoffittature e delle tramezzature privi di valore storico; in particolare, il cortile posteriore è stato liberato dalla copertura in c.a. e vetrocemento che l’aveva reso di fatto parte dell’interno. Per quanto riguarda la copertura del Palazzo, le diffuse infiltrazioni d’acqua hanno reso necessaria la sostituzione di gran parte delle strutture lignee con elementi idonei ricavati da analoghe essenze.

Durante il corso dei lavori sono emersi elementi decorativi che erano stati coperti nel corso dei secoli, come alcune affreschi e degli stucchi decorativi.

L'intervento ha inoltre riportato alla luce le cantine originali, evidentemente di impianto medievale, che erano state interrate in epoca non nota, probabilmente per motivi di umidità (il palazzo è a ridosso del fiume Bacchiglione). Gli ambienti delle cantine sono stati rivelati e sanificati con opportuni interventi, in modo da restituirli al loro utilizzo originale.